È sciocco chiedere agli dèi quello che si è in condizione di procurarsi da sé stessi. Epicuro

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Nel 1395, Filippo II di Borgogna detto l’Ardito o il Temerario mise fuori legge la coltivazione nella Borgogna settentrionale dell’uva Gamay per favorire il più pregiato Pinot Nero e accennare a un primo esempio di regolamentazione agricola legata alla qualità del vino.

Una decisione che oltre ad avere tracciato il nobile destino dei vini rossi di Borgogna, ha anche definito la nascita di un altro Terroir di eccezione, il Beaujolais.

Pochi vitigni e poche regioni al mondo infatti sono così interdipendenti fra loro, con un legame esclusivo che rende i vini di quest’area riconoscibilissimi, fruttati, minerali, freschi e degni di invecchiamento.

Non tutto il territorio è consacrato al vino, ma solo la sua porzione più orientale, la Côte Beaujolaise. Posizionata sui dipartimenti del Rhône e della Saône-et-Loire, questa regione costituisce, dunque, il prolungamento meridionale della Borgogna viticola. Una striscia di territorio tra Macon e Lione di circa 50km, larga meno di 12km.

La zona dei dieci cru del Beaujolais, lei è situata all’estremo nord della regione, proprio a due passi da Macon, dove il terreno è formato da un misto di granito blu e scisti, una complessità di elementi talmente poco fertili che rendono difficile la vita al Pinot Noir, ma che fanno eccellere il Gamay e offre una quantità di vecchie vigne di gran lunga superiore alla media nazionale.

Territorio di grande fascino paesaggistico, il Beaujolais è più sudista di quanto la sua latitudine non dica, con il calore di una vera comunità meridionale. Il Beaujolais invita al viaggio.

Il Beaujolais ha qualcosa d’Italiano, ricorda il Monferrato, ma è più solare; le sue colline profilano una Toscana meno elegante; rammenta alcuni angoli di Puglia, ma è più verde. Allo stesso tempo ha un profilo nordico, ma di un Nord che non incute timore. I venti non sono mai glaciali, i cieli non sono grigi, le piogge non diluviali.

Thierry Condemine titolare del Château de Juliénas, con tanta umiltà, ci offre un “avant goût” di questo viaggio.

Dal suo straordinario castello del Cinquecento, possiamo degustare due dei più grandi Cru del Beaujolais.

Il Juliénas, famoso per il suo granito blu, che offre vini di bella struttura e grande intensità.

Il Fleurie, l’eleganza fatta vino, floreale come il suo nome, fruttato, piacevolissimo.

Se siete spinti dalla curiosità, Thierry vi farà girare i suoi vitigni nel suo storico Van Volkswagen blu del 64 insieme al famoso Picnic di Juliénas